perle ai porci

domenica 8 giugno '08 at 11:23 pm (cryptic, daydreaming, girl-powered, grumpy, insomnia, italiano, love, meteo, movies, quotes, stars, thoughts)

Uno spicchio di luna che spunta tra le nuvole. L’odore dei fumogeni sotto il palco. I bassi che mi avvolgono a mezzo metro dalle casse. Le sigarette che non hanno più sapore, i drink che non sanno di niente, e tutto il giorno non ho mangiato nulla, ma non ho fame.

Un film un po’ triste e molto romantico, la pioggia che scroscia fuori dalla finestra. Da sola sulle mie lenzuola color indaco, con addosso una felpa blu e la sciarpa di lino color turchese sulla sedia… io che non metto mai il blu o l’azzurro e ora ne sono circondata.

Io che voglio dire di no, e invece riesco solo a farmelo dire, e vorrei essere immune a questo monosillabo. Ma, a quanto pare, nell’imperscrutabile legge del karma, a volte bisogna dire di no anche se si vorrebbe dire di sì…

Le verdure croccanti e saporite e la sensazione di benessere che solo riso e lenticchie mi sanno dare.

Guardare il fiume che scorre seduta su una panchina, ricordare fatti e parole e odori e suoni, quando l’unica cosa a cui posso aggrapparmi è il passato, e il presente e il futuro mi danno le vertigini.

Le volte in cui avrei voluto restarmene zitta, e le volte invece che avrei voluto dire di più. E quella voglia irrazionale a cui faccio fatica a resistere. Frasi che hanno senso solo per me, ma vorrei tanto che avessero un significato anche per altri. Parole scritte tra le righe, e chissà se qualcuno mai le leggerà.

Un vaso di vetro pieno di chiavi abbandonate, e sono d’accordo che non sempre basta avere la chiave per aprire una porta, a volte certe porte si chiudono per sempre.

E continua a fare un gran freddo, si intravedono le stelle nella notte, tra le nuvole, e quasi mi aspetto di vedere Orione alta nel cielo come a dicembre. Più che un frappé, ci vorrebbe una cioccolata calda.

Le persone che ti prosciugano; ma l’importante è essere come un succhia-succhia-che-mai-si-consuma (Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato: versione 1971 forever!), dare perle ai porci non è un problema se hai una riserva inesauribile di perle. Toh, prendetene ancora.

Mi sono tolta un po’ di sfizi: caipirinha e salamella, amaro Montenegro e crêpe. Perché da domani voglio provare a prendermi una pausa sabbatica dalla tossicità della mia vita recente, diciamo fino a fine mese, o finché riesco a resistere.

Sogno ad occhi aperti, oltre che ad occhi chiusi…

“Che cosa vuoi da me?” Se non volessi niente, tutto sarebbe più facile, forse; se avessi anche la tua risposta a questa domanda, almeno qualcosa sarebbe più facile.

Ho tanta voglia di sorridere, ma oggi non sarei convincente.

Elizabeth: I guess I’m just looking for a reason.
Jeremy: From my observations, sometimes it’s better off not knowing, and other times there’s no reason to be found.
Elizabeth: Everything has a reason.
Jeremy: Hmm. It’s like these pies and cakes. At the end of every night, the cheesecake and the apple pie are always completely gone. The peach cobbler and the chocolate mousse cake are nearly finished… but there’s always a whole blueberry pie left untouched.
Elizabeth: So what’s wrong with the blueberry pie?
Jeremy: There’s nothing wrong with the blueberry pie. Just… people make other choices. You can’t blame the blueberry pie, just… no one wants it.

— dialogo da “My Blueberry Nights

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summer in the city

mercoledì 4 giugno '08 at 1:38 pm (girl-powered, italiano, love, lyrics, meteo, movies, quotes)

L’inizio giugno più freddo di sempre. Nuvoloni, umidità. Ho tolto il piumino d’oca dal letto giusto in tempo per questa ondata di gelo fuori stagione, e la notte mi tocca raggomitolarmi in pigiama e felpa col cappuccio nella coperta dell’Ikea a tondi bianchi e neri. La mattina mi sveglio intirizzita, e menomale che c’è il gatto a scaldarmi come un fornetto…

Aperitivi con le amiche sotto la pioggerellina, mojito dopo mojito a parlare di uomini guardando le vetrine dall’altro lato della strada, traboccanti di borsette di Miu Miu e scarpe di Prada. E ieri sera siamo finite al cinema a vedere Sex and the City, per mettere una bella ciliegina su questa torta mezza crollata che rappresenta un po’ i nostri casi umani…

Amiche, risate, vestiti, gossip, qualche dramma e tanto, tanto amore. Troppo amore per un solo film, e i pop-corn non bastano a mandar giù quel groppo in gola, e le lacrime risultano sempre un po’ troppo salate, e non sai più se ridere o piangere, e nel dubbio spendi quella lacrimuccia, quando Miranda e Steve riescono a mettere una pietra sul passato, quando Charlotte rimane incinta, quando Samantha lascia Smith e festeggia i 50 anni da single, per non parlare di quando Big chiede a Carrie di sposarlo e non avendo un anello di diamanti le mette al piede una scarpa bijou di Manolo Blahnik, e poi si ritrovano tutti intorno al tavolo di un fast-food scrauso a mangiare patatine…

Ho messo in loop tutti gli mp3 che ho sull’hard disk esterno: quasi 700 ore di musica, speriamo di trovarci qualcosa di buono, qualcosa che mi faccia dimenticare tutto questo freddo, qualcosa che mi faccia sorridere e sperare, qualcosa che mi faccia arrivare fino a stasera e fino a fine settimana e fine mese e fine anno senza gettare la spugna, resistendo all’impulso di mandare tutto affanculo, tranne le amiche, qualcosa che mi venga voglia di canticchiare mentre pedalo sotto la pioggia, e i miei capelli si arruffano sempre di più…

And we were dressed from head to toe in love… the only label that never goes out of style.
— Carrie Bradshaw

Summer in the city means cleavage cleavage cleavage
And I start to miss you, baby, sometimes
I’ve been staying up and drinking in a late night establishment
Telling strangers personal things

Summer in the city, I’m so lonely lonely lonely
So I went to a protest just to rub up against strangers
And I did feel like coming but I also felt like crying
It doesn’t seem so worth it right now

And the castrated ones stand in the corner smoking
They want to feel the bulges in their pants start to rise
At the sight of a beautiful woman they feel nothing but
Anger, her skin makes them sick in the night nauseaous, nauseaous, nauseaous

Summer in the city, I’m so lonely lonely lonely
I’ve been hallucinating you, babe, at the backs of other women
And I tap on their shoulder and they turn around smiling
But there’s no recognition in their eyes

Oh summer in the city means cleavage cleavage cleavage
And don’t get me wrong, dear, in general I’m doing quite fine
It’s just when it’s summer in the city, and you’re so long gone from the city
I start to miss you, baby, sometimes

When it’s summer in the city
And you’re so long gone from the city
I start to miss you, baby, sometimes
I start to miss you, baby, sometimes
I start to miss you, baby, sometimes

— Regina Spektor, “Summer in the city”

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shattered

martedì 3 giugno '08 at 2:17 am (cryptic, insomnia, italiano, love, quotes, thoughts)

Quando un amore finisce, rimangono solo dei piccoli frammenti a ricordare quello che era, sparsi qua e là come schegge sul pavimento quando si rompe un vetro. Ogni scheggia conserva il ricordo dell’originale (parte della forma o del colore), proprio come ogni piccolo frammento di un amore finito riporta alla mente qualche attimo di felicità, o di tristezza. Ma non si può continuare a camminare sui vetri infranti, non ci si può soffermare troppo sui ricordi di un amore passato, perché c’è solo dolore da trovare, e come insegna la legge dell’entropia, il più delle volte non è possibile tornare sui propri passi e rimettere tutto com’era.

Forse, quando un amore finisce, si crea lo spazio per un nuovo amore. La paura che tutto vada in frantumi di nuovo è sempre lì, in agguato, e ad ogni tentativo fallito aumenta, paralizzandoci in tante non-azioni. Ma se un vetro nasce incrinato si romperà, è solo questione di tempo. La ricerca quindi è per un vetro perfetto, o il meno imperfetto possibile, per minimizzare le probabilità di una rottura ed allontanare l’incubo del fallimento. Perché non è che a furia di camminare sui vetri rotti ci si faccia il callo, anzi, si continua a sanguinare e le ferite diventano sempre più profonde. Dopo un po’, anche una cosa appena leggermente aguzza o acuminata inizia ad incutere un terrore irrazionale.

E voglio credere che sia così, che alcuni vetri nascano già difettati, e che sia io magari un po’ distratta in fase di scelta, piuttosto che pensare che sono io stessa a ridurre in mille pezzi un’entità solida e semi-perfetta. E dopo l’ennesimo tratto di strada lastricato di vetri e cocci rotti, non nego di avere un po’ paura ad ogni singolo passo, perché anche sotto una distesa di sabbia, di erba o di soffici tappeti potrebbero nascondersi spine e sassolini taglienti, se non anche chiodi e lamette da barba.

Ma non si può vivere nella paura, non si può sapere che cosa riserva il futuro se non vivendolo, non si potrà mai avere la garanzia che qualcosa sarà in un certo modo, mai, in nessun campo; non si può schivare il dolore in eterno, prima o poi la ruota gira per tutti e ad ognuno spetterà una certa razione di sofferenza.

E così, cammino. Tra i ruderi del passato e i miraggi del futuro, cammino lasciando una scia di sangue su questa strada per il momento liscia, aspettando di trovare quello che mi aspetta, sperando di arrivare a quel momento con le ferite piuttosto rimarginate e la voglia di ricominiciare superiore alla paura che tutto finisca di nuovo, la voglia di giocare superiore alla paura che il gioco si rompa.

L’ipotesi di fermarmi in un angolino per limitare i danni non la prendo nemmeno in considerazione…

Carrie Bradshaw: “Have you ever been in love?”
Mr. Big: “Abso-fuckin-lutely!”

— Sex and the city, season 1, episode 1

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fossili

martedì 13 maggio '08 at 1:06 pm (cryptic, insomnia, italiano, magic, quotes, thoughts)

Fossilizzarsi è proprio sbagliato, perché non esistono verità statiche né tantomeno certezze. “panta rei, dicevano i greci… non me la sono mica inventata io ‘sta cosa.

Per questo motivo, ad esempio, ho mandato degli sms con la punteggiatura sbagliata (niente virgole al posto giusto), perché chi l’ha detto che deve essere sempre tutto perfetto?

Per questo motivo, tra l’altro, mi sono rifiutata di fare quello che ci si sarebbe aspettato da me, tipo uscire ieri sera, quando non ne avevo nessuna voglia, ma tutti mi hanno detto che avrei dovuto.

Sempre per questo motivo, guardo avanti e mi rifiuto, mi rifiuto di lasciarmi velare gli occhi dalle lacrime. Guardo avanti e penso che, sì, ce n’è di strada da percorrere, volendo. Fossilizzarsi non fa per me.

E quando sarò vecchia, e poi morta e sepolta, spero che ci sarà qualcuno a ricordare le mie sciocche gesta, qualcuno che dirà, “ti ricordi quella volta che…”, e qualcuno che, ripensandomi, sorriderà un pochino.

Quando arriverà anche per me uno sciamano in sogno a chiamare le nuvole, non voglio rimpiangere proprio un bel cazzo di niente. Voglio pensare, sì, ora la strada continua là dove non ci sono strade, epperò guarda qui, come mi sono già portata avanti…

(foto presa a prestito da qui)

“I know you’re out there. I can feel you now. I know that you’re afraid. You’re afraid of us. You’re afraid of change. I don’t know the future. I didn’t come here to tell you how this is going to end. I came here to tell you how it’s going to begin. I’m going to hang up this phone, and then I’m going to show these people what you don’t want them to see. I’m going to show them a world … without you. A world without rules and controls, without borders or boundaries. A world where anything is possible. Where we go from there is a choice I leave to you.”

— The Matrix

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apologia dell’irrazionalità

mercoledì 7 maggio '08 at 6:09 pm (cryptic, girl-powered, italiano, lyrics, magic, quotes, thoughts, trivial)

“Ciò che è reale è razionale; e ciò che è razionale è reale”, diceva Hegel. Ma questo vuol dire che irrazionale = irreale? Per alcune persone che conosco, così parrebbe. E invece, come si era già capito altrove in questo blog, io sono una paladina dell’irrazionalità. La adoro, ci sguazzo proprio, e a ondate mi sento anche in dovere di difenderla.

È giusto essere sempre sensati? Quanto è importante seguire gli attimi di follia?

Quante volte nella vita vi siete posti la domanda “e se fossi stata/o più irrazionale?”. Il dubbio sulla scelta di vivere, o non vivere, un momento fuori dei vostri schemi. Quanto è giusto essere razionali? Esistono gesti e istinti che vanno seguiti?

[…]

La razionalità. Un bagaglio fatto d’esperienze, in grado d’insegnare come affrontare la vita. Un’esistenza paragonabile ad una palestra ricca d’attrezzi da maneggiare con cura e conoscere in ogni sfumatura. L’irrazionalità. L’attimo in cui tutti gli insegnamenti custoditi negli anni passano in secondo piano. Come fosse un salto nel vuoto senza paracadute.

E non si parla solo di credenze magiche o religiose, ma proprio di piccoli gesti quotidiani, reazioni impercettibili, scelte forse evitabili. Per dirla con Robert Frost: “Two roads diverged in a wood, and I— / I took the one less traveled by, / And that has made all the difference.”

Prendere la strada meno battuta, fare la scelta non automatica, reagire in modo imprevedibile, uscire dalla propria “comfort zone“. Non si può fare sempre, voglio dire, tutte le volte, perché sarebbe patologico e idiota. Non voglio incoraggiare nessuno ad avere comportamenti mongoloidi, antisociali e psicotici. Però, quelle rare volte in cui tutto sembra convergere, lasciatevi sommergere dall’irrazionalità.

Sprofondare, lasciarsi andare, rinunciare. Capire quando è il momento di smettere di remare contro corrente e abbandonarsi invece alla corrente. Parte del mio essere irrazionale mi porta a credere che a volte ostinarsi, insistere, non serve a nulla; non è propriamente fatalismo, più il riconoscere che se smetto di fare qualunque cosa, se smetto di andare nella direzione che ho scelto arbitrariamente, tutto andrà bene lo stesso, anzi, forse anche meglio.

Voi non ci credete, lo so. Ma è così.

Quindi ecco qui. Rinuncio. Rinunciare mi ha portato in posti così lontani che non avrei mai neanche potuto immaginare. Cedere mi ha resa più forte. A volte non si può vincere, ma non significa necessariamente perdere. L’orizzonte continua a spostarsi in avanti. C’è sempre troppo rumore per sentire veramente le cose.

E’ che ci sono dei fili invisibili ovunque… voi non li vedete?

 

Hey do you believe there’s anything beyond troll-guy reality?
I do. I do. I do.

It gets so hard
Just to be okay
Sometimes being happy baby
Is what I’m most afraid of
Baby you know
It gets so hard for me to fight
I don’t know how
I guess I never did
Why don’t you show me now
How to lose control

(She’s so very I don’t care) [x2]

Just cuz my world sweet sister
Is so fucking goddamn full of rape
Does that mean my body must always be a source of pain?
No. No. No.

(She’s so very I don’t care) [x2]

Just cuz I named it right here sweet chickadee
Don’t mean for a minute you should think
I’m the opposite of anything
But if you wanna know for sure I’ll tell you
We’re not gonna prove nothing, nothing
Sittin around watching each other starve
What we need is action/strategy
I want. I want. I want.
I want it now.

What I want. I believe in the radical possibilities of pleasure babe
I do. I do. I do.

— Bikini Kill, “I like fucking”

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Hi, my name is Giulia and I’m a writer

lunedì 21 aprile '08 at 1:08 pm (books, girl-powered, grumpy, italiano, quotes, thoughts, ToDo, writing)

Considerando gli eventi recenti, la pioggia incessante di questi giorni e i vari desideri irrealizzati e forse irrealizzabili, ho deciso di mettermi in pausa per un po’, mettere in un cantuccio le varie attività che sono state predominanti in queste ultime settimane e ricominciare a leggere e scrivere. Leggere, perché è ora di finirlo questo Pendolo di Foucault (e, già che ci sono, intaccare la pila preoccupantemente alta dei “libri nuovi”), e scrivere, perché direi che di materiale ne ho accumulato parecchio, e idee vecchie che prima erano troppo liquide per essere imbrigliate ora forse sono sufficientemente distanti da essere messe a fuoco con il cannocchiale della ragione critica.

Provvidenzialmente, oggi è uscito un nuovo post (Zen Power Writing: 15 Tips on How to Generate Ideas and Write with Ease) su un blog sulla scrittura consigliatomi dall’oracolo. Già il primo punto mi è piaciuto parecchio:

1. Forge your identity. Say, “I am a writer!” Maybe you feel reluctant to say it because you think you’re not good enough? Well, forget about ‘good enough’! A writer writes. Do you write? If yes, then you are a writer. 

Beh, per scrivere scrivo… questo mi rende una scrittrice? Fingerò di essere spocchiosa come non sono e risponderò “sì”.

Holly Golightly: What do you do, anyway?
Paul Varjak: I’m a writer, I guess.
Holly Golightly: You guess? Don’t you know?
Paul Varjak
OK, positive statement. Ringing affirmative. I’m a writer.

Affermativo! Scrivo. E’ una di quelle cose di cui non posso fare a meno. E non ha importanza se scrivo tendenzialmente sempre delle stesse cose… finché ce n’è, perché non sviscerare tutto, ma proprio tutto? 

Solo un po’ mi rincresce per i personaggi ignari dei miei racconti, persone reali sventrate della propria individualità, smembrate e riassemblate in nuovi soggetti irriconoscibili ad un occhio distratto, carne da macello tritata e modellata a mo’ di polpetta, condita con le salse e le spezie che più piacciono a me. D’altra parte, nella vita di tutti i giorni siete voi a stilizzare me, lasciatemi almeno la licenza di stilizzarvi a mia volta nelle pagine che scrivo, che comunque non leggerete mai, da bravi illetterati menefreghisti che siete. 

Perché a leggere o semplicemente ascoltare ci sarebbe parecchio da imparare, a partire dal mio fottutissimo nome!!

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there is no spoon

martedì 8 aprile '08 at 1:12 pm (cryptic, girl-powered, italiano, love, quotes)

Chissà perché le cose nuove sono preoccupantemente simili a quelle vecchie. Ogni fottuta volta. Ma forse, volendo cercare le similitudini, tutto è simile a tutto. Per dirla con una citazione dall’onnipresente libro che sto leggendo in questo periodo (Umberto Eco, “Il pendolo di Foucault”):

Ma fu allora, lo so, che iniziai a lasciarmi cullare dal sentimento della somiglianza: tutto poteva avere misteriose analogie con tutto.

Mi hanno proposto questa metafora l’altro giorno, e continuo a pensarci. Mettiamo che la mia casa prenda fuoco e io cerchi di scappare dalla porta – scelta più logica che mi viene in mente – che però magari è ostruita e inaccessibile. Che cosa faccio? Mi ostino fino a morirne oppure cambio approccio e mi butto dalla finestra, ferendomi un po’ un braccio per spaccare il vetro e magari slogandomi una caviglia nell’atterragio?

Non so, forse stiamo sempre cercando il punto giusto, forse è vicino a noi, ma non lo riconosciamo, e per riconoscerlo bisognerebbe crederci…

Se non si era ancora capito, chiaramente, sempre di amore si parla qui:

Certe cose le senti venire, non è che ti innamori perché ti innamori, ti innamori perché in quel periodo avevi un disperato bisogno di innamorarti. Nei periodi in cui senti la voglia di innamorarti devi stare attento a dove metti piede: come aver bevuto un filtro, di quelli che ti innamorerai del primo essere che incontri. Potrebbe essere un ornitorinco.

O qualunque altra cosa. Ma trovarla non significa necessariamente averne bisogno.

E’ possibile che la realtà non solo superi la finzione, ma la preceda, ovvero corra in anticipo a riparare i danni che la finzione creerà?

Le trappole della mente: credere a cose finte da cui scaturisce una realtà finta, accumulare cose che non servono e costruire un bisogno, trovare cose che non appassionano e inventare una passione; se non altro, per giustificare il tempo e le risorse spesi nella ricerca.

La verità, credo, è che non si tratta di cambiare occhi, ma semplicemente di cambiare occhiali.

Spoon boy: Do not try to bend the spoon; that’s impossible. Instead, only try to realize the truth.
Neo: What truth?
Spoon boy: There is no spoon
.
Neo: There is no spoon?
Spoon boy: Then you’ll see, that it is not the spoon that bends, it is only yourself.


(foto rubata qui)

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non solo shojo

giovedì 3 aprile '08 at 3:39 pm (italiano, magic, manga, quotes, thoughts)

Ho letto un manga bellissimo, una storia di Fuyumi Soryo che si trova nell’albo “Sole Maledetto“. Si intitola “Il pesce arcobaleno”.

Parla di una bambina che diventa una disegnatrice, e di come gli adulti, un po’ alla volta, con i loro consigli e i loro canoni, riescono a schiacciare la sua creatività e spontaneità.

“E’ così, finché non conoscerai i colori di ogni cosa esistente in questo mondo, potrai usare tutti i colori che vuoi. Anche perché solo adesso ti è concesso di farlo… Più si diventa grandi, meno colori si possono usare.”

Ed è proprio così.

A quante persone permettiamo di uccidere la nostra spontaneità? A quante persone lasciamo il potere di stabilire delle regole per noi? A quanti permettiamo di dirci che cosa è giusto e che cosa è invece sbagliato? Quante cose le facciamo solo per compiacere altri, solo per vedere nei loro occhi quell’attimo di meraviglia, di approvazione, di stupore compiaciuto?

Sicuramente troppe, troppo spesso, immeritatamente.

Credo che sia impossibile o comunque estremamente difficile recuperare la spontaneità, ritrovare l’innocenza perduta.

Quindi, *vaffanculo* a tutti quelli che mi hanno tarpato le ali! E vaffanculo pure a me stessa per aver permesso a presenze impermanenti di contaminarmi con i propri schemi e false verità.

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scegliere

giovedì 3 aprile '08 at 11:26 am (english, quotes, thoughts, ToDo)

“Choose Life. Choose a job. Choose a career. Choose a family. Choose a fucking big television, choose washing machines, cars, compact disc players and electrical tin openers. Choose good health, low cholesterol, and dental insurance. Choose fixed interest mortgage repayments. Choose a starter home. Choose your friends. Choose leisurewear and matching luggage. Choose a three-piece suite on hire purchase in a range of fucking fabrics. Choose DIY and wondering who the fuck you are on Sunday morning. Choose sitting on that couch watching mind-numbing, spirit-crushing game shows, stuffing fucking junk food into your mouth. Choose rotting away at the end of it all, pissing your last in a miserable home, nothing more than an embarrassment to the selfish, fucked up brats you spawned to replace yourselves. Choose your future. Choose life… But why would I want to do a thing like that? I chose not to choose life. I chose somethin’ else. And the reasons? There are no reasons. Who needs reasons when you’ve got heroin?”

— Renton (da Trainspotting)

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foodblogging

lunedì 31 marzo '08 at 1:10 pm (cooking, daydreaming, italiano, quotes, ToDo)

Sono mortalmente affascinata dai food blogs, ossia quei blog che parlano di cibo e i cui post traboccano di ricette, foto di piatti, consigli gastronomici e recensioni di libri di cucina.

Già, forse dal mio blog intimistico, tardoadolescenziale e autoreferenziale non si evince (per citare Umberto Eco: “Chi evince?” “Quando si evince si evince. Non importa chi. È la ragione, il buon senso…”) il mio amore incondizionato e sempreverde per la cucina, le ricette, gli ingredienti, le preparazioni, il cibo in generale. Sono sempre a caccia di libri (romanzi, saggi, ricettari, …) a tema culinario (non per nulla Kitchen è forse il mio libro preferito!), mi piacciono i film e le canzoni che hanno a che fare con il cibo (le Shonen Knife ne hanno fatte parecchie… per esempio, Strawberry Cream Puff), adoro cucinare e naturalmente assaggiare, degustare. Sono innamorata dei mille utensili e piccoli elettrodomestici da cucina, di tutti quelli che ho (dal pelapatate al mortaio di marmo),  e di tutti quelli che non ho e forse non avrò mai (dal coltello di ceramica alla macchina per cuocere il riso).

Poi, amo proprio gli ingredienti. Le spezie, le varietà di riso, le verdure inconsuete, i prodotti locali o esotici, gli abbinamenti improbabili, le trasformazioni quasi alchemiche degli ingredienti a seconda che siano crudi, cotti, al vapore, fritti, lessi, saltati, marinati o chissà che altro.

Trovo che non ci sia nulla (o quasi) di più sexy di un uomo che si metta seriamente ai fornelli (e non sto parlando di uova al tegamino!) e forse il lavoro che ho amato di più (anche se era anche il più sottopagato) è stato fare la lavapiatti in un ristorante di lusso a Copenhagen. Confesso che adoravo la cucina di quel ristorante a tal punto che ho anche trafugato un grembiule!

Se c’è una cosa che mi mette di buon umore è cucinare: affettare, tritare, impastare, infornare… anche se preparare piatti elaborati per sé stessi è una tale noia! Mi piace proprio perdere tempo in cucina e ogni scusa è buona per farlo. La scusa ideale sarebbe fare la cuoca, o la mamma a tempo pieno (avendo figli in numero maggiore o uguale di due), oppure avere una casa molto grande in cui ogni settimana invitare amici a cena e testare su di loro, a mo’ di cavie, le ricette e preparazioni più disparate.

Forse prima o poi cederò alla tentazione di un mio food blog…

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