retail therapy

venerdì 12 dicembre '08 at 1:17 pm (books, caffeine, cooking, daydreaming, girl-powered, hawaii, insomnia, italiano, love, thoughts, travel)

Lo so, c’è la crisi. C’è la recessione, lo sciopero generale indetto dalla CGIL, i tagli all’istruzione e alla sanità, l’inflazione galoppante, il prezzo del petrolio altalenante, il maiale alla diossina, il pesce al mercurio, il glutammato monosodico, l’inquinamento delle falde acquifere, l’8 per mille alla chiesa cattolica, il degrado dei cartoni animati alla TV e così via. Nonostante tutto, vorrei elencare i miei templi del consumismo negozi preferiti. Perché mi piacciono le liste e poi, dopotutto, siamo sotto Natale! Le strade sono piene di lucine che si accendono e si spengono ad un ritmo ipnotico, trasmettendo messaggi subliminali in codice morse che inducono allo shopping o quantomeno al window-shopping. Tutto è più bello ed improvvisamente irrinunciabile. Ora, se non fossi povera in canna e se avessi accesso, per esempio, alla carta di credito di Lourdes Ciccone, al libretto assegni dello stalliere del cugino di Bin Laden, alla paga settimanale della dog-sitter del chihuahua di Paris Hilton o al fondo-chirurgia-plastica di Nina Morić, beh, questi sono i negozi in cui probabilmente potreste avvistarmi mentre do sfogo ai miei istinti primordiali, arraffando a piene mani:

Il tutto inframmezzato da un pranzo a base di sushi, uno smoothie 100% frutta come spuntino dissetante, e magari un taglio di capelli da Coppola.

Soddisfatto questo primo attacco di shopping compulsivo, paragonabile in tutto e per tutto ad un’abbuffata notturna in fase pre-mestruale (meglio se nel frigo ci sono brie di capra, patè di olive nere, pomodorini secchi,  torta di carote e mandorle glassata e mezza bottiglia di Sauternes), potrei ritemprarmi pensando agli innumerevoli altri modi in cui spendere quantità imbarazzanti di denaro, con le tensioni accumulate che si sciolgono mentre mi abbandono mollemente alle cure di una squadra di estetiste professioniste in una Day Spa. Le tappe seguenti, più dispendiose in termini di tempo e più stimolanti in termini di difficoltà, sarebbero:

  • libri – in tutte le librerie che incrocio e ovviamente amazon.com, anche se ci priva del piacere di toccare, soppesare, sfogliare e annusare i libri
  • ingredienti – in negozi di alimentari normali e strani, con tappa certa da PeckDown to Earth (o analogo, come per esempio Whole Foods, Planet Organic o alla peggio NaturaSì)
  • vestiti e oggetti – da scovare curiosando per mercatini delle pulci, negozi dell’usato, botteghe del vintage e charity shop
  • utensili da cucina – in negozi specializzati, all’Ikea, e in ogni sgabuzzino polveroso di questo mondo

Il problema che si pone a questo punto è “dove mettere tutta questa roba?” (avendo risolto il problema precedente che era “come pagare tutta questa roba?”). Una volta sistemato e riposto ordinatamente tutto quanto – a patto che sia possibile – si porrà il problema: “in quante vite esattamente contavo di utilizzare tutta questa roba?!”

williams sonoma

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the urban vegan

lunedì 17 novembre '08 at 6:34 pm (books, cooking, italiano, ToDo, urbanvegan, vegan)

Notizia flash: faccio ufficialmente parte del gruppetto di tester che sperimenteranno le ricette del libro “The Urban Vegan: 250 Street-Smart, Animal-Free Recipes” in uscita l’anno prossimo, figlio del blog The Urban Vegan della brava e simpatica Dynise. YAY!! Cotture a go-go da qui a febbraio! Creo un tag apposta per raccogliere quelli che saranno i risultati in un’unica categoria. Incrocio le dita e preparo i cerotti… riesco sempre a mutilarmi quando cucino, in un modo o nell’altro! ^_^

the urban vegan

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ortoressia

martedì 28 ottobre '08 at 7:10 pm (books, grumpy, hippie, italiano)

Uffa che palle aspettare!! A detta di Amazon, dovranno trascorrere ancora 6 settimane prima di ricevere i tre libri che ho ordinato e iniziare a detossinarmi. Buuu :-(

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cose che si scrivono

giovedì 9 ottobre '08 at 3:15 pm (books, cryptic, daydreaming, girl-powered, insomnia, italiano, thoughts, ToDo, trivial, writing)

In questi giorni, forse anche grazie al recente iato hawaiiano, ho riflettuto un po’ sulla scrittura, i blog, le minchiate che si scrivono, le cose senza senso e quelle che un senso invece ce l’hanno. Scrivere tanto per oppure scrivere perché si ha qualcosa di unico da dire. 

Ho letto una piccola riflessione fatta da qualcuno che conosco, e un libro a dir poco intrigante, scaturito da un blog (libro che non avrei probabilmente mai comprato né letto se non me l’avessero regalato in aeroporto). E’ fin troppo evidente che finché chi legge i nostri parzialmente anonimi blog ci conosce di persona non potremo mai, mai essere sinceri, scrivere tutto, tutto quello che vorremmo, quello che non si può scrivere nei blog che hanno appiccicato un nome sopra. I post saranno sempre blandi, alla meglio criptici, asettici, neutri, universali. Non particolari. Aveva ragione Tiziano Scarpa quando scriveva che “I diari in rete fanno pena. Sono autocensura giornaliera in pubblico.” 

In questi giorni, se devo essere sincera, mi stanno ronzando in testa anche più pensieri del solito, cose, cose che vorrei non dimenticare, cose che vorrei sviscerare, cose che mi fanno sorridere e che mi fanno piangere, cose che non voglio associare a me stessa sulle pagine di questo o di un altro blog.

Già circa un anno fa avevo pensato di chiudere la baracca, anche se poi – evidentemente – non l’ho fatto. Ho continuato a scrivere cripticamente, in modo insoddisfacente per me e probabilmente per chi legge.

In questi giorni, credo proprio che staccherò la spina, per quanto questo blog mi abbia fatto compagnia in un periodo particolare della mia vita e per quanto mi ci sia, in qualche strano modo, affezionata.

La prossima volta non farò l’errore di dire a tutti dove trovarmi. E’ piuttosto evidente, d’altra parte, che non smetterò di scrivere… almeno per un bel po’.

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therapy

lunedì 14 luglio '08 at 1:18 pm (books, cooking, cryptic, daydreaming, girl-powered, grumpy, italiano, lolcats, music, ToDo, trivial, vegan)

Come migliorare la qualità delle proprie giornate:

  • ascoltare musica (in questi giorni, nella mia playlist ci sono Thee Headcoatees, Regina Spektor, The Lulabelles, The Donnas, The Weepies, Hole, Mademoiselle K, Supersnazz… toh che strano, tutte voci femminili…)
  • mangiare un sacco di frutta e verdura cruda e cucinare pranzetti vegan con gli amici
  • guardare i lampi e i fulmini stando sdraiati in terrazzo
  • leggere Umberto Eco
  • andare in palestra e aumentare un pochino i pesi per fare più fatica
  • contare i giorni che mancano alla partenza per le Hawaii (60!!)
  • immaginarsi cose assurde e autocensurarsi, ridendo
  • guardare un mucchio di vignette di ICHC

Come peggiorare la qualità delle proprie giornate:

  • dimenticarsi di caricare l’ipod e quindi non ascoltare musica oppure ascoltare musica di merda deprimente
  • mangiare latticini
  • andare in macchina senza aria condizionata con i finestrini chiusi perché fuori diluvia, e morire di caldo
  • non avere niente da leggere
  • non andare in palestra per pigrizia e rimanere in casa a fissare il muro chiedendosi, “perché non sono andata in palestra?”
  • pensare che probabilmente per altri 2 mesi non vedrò il mare
  • immaginarsi cose assurde senza autocensurarsi
  • accorgersi che non hanno aggiunto nuovi lolcats su ICHC


(chiedo venia… non mi ricordo a chi ho rubato questa foto)

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per il mio amico immaginario

lunedì 30 giugno '08 at 6:18 pm (books, calvin & hobbes, cryptic, daydreaming, girl-powered, italiano, love, magic, trivial)

Caro amico immaginario,

ho questa sensazione di averti davvero conosciuto di persona tanto, tanto tempo fa, ma ora inizio a dubitare anche di questo, inizio a pensare che sia stato tutto un sogno, un’illusione. Per esempio, i tuoi occhi non saranno *davvero* così chiari… sicuramente è la mia immaginazione che vuole raffigurarseli così. La tua risata, poi, non può davvero essere così contagiosa come mi sembra di ricordare. Bah, gli scherzi della mente…

Volevo raccontarti un paio di cose che mi sono successe ultimamente, a partire da quel fatto che ti ho accennato che è capitato alla mia amica e che mi ha fatto riflettere parecchio. Vedi, apprezzo molto il senso dell’avventura, come credo anche lei, del buttarsi chiudendo gli occhi sperando che una rete si materializzi come per magia, ma il problema è che a volte le regole del gioco non sono ben chiare, non vengono spiegate bene all’inizio, e ci si ritrova a giocare con regole diverse dagli altri giocatori, che non è bello. Alla mia amica è successo proprio così. Fatto sta, come ti ho detto, ho dormito da lei quella sera, e non fosse stato per il caldo afoso e per la sveglia dell’indomani mattina, ci saremmo anche divertite in questa specie di pigiama party improvvisato! E invece, questo episodio mi ha lasciato l’amaro in bocca, e una gran voglia di vendetta. Un po’ come Charlotte nel film di Sex and the City, ho provato a pensare ad una frase da dire al momento opportuno (la sua frase era: “maledico il giorno in cui sei nato!”)… sono ancora indecisa tra “mi fai schifo” e “sei una bestia”. Non tollero chi maltratta e fa soffrire le mie amiche!

Stavo anche pensando alle parole dette e a quelle non dette… come interpretare alcune frasi? Per esempio, “ti faccio sapere”, di solito vuol dire “ti faccio sapere”. Allora perché non funziona sempre così? Il vantaggio di avere un amico immaginario, suppongo, è che se anche si volatilizza lo si può giustificare dicendo che, in fondo, non è mai esistito davvero… :-)

Un’altra cosa che volevo raccontarti è che ieri ho ritrovato i miei diari! Incredibile… ormai erano mesi che li avevo dati per dispersi. E’ stato fantastico rileggere finalmente quelle pagine di dieci anni fa, quella specie di blog ante litteram, quei racconti di fatti antichi. E’ stato come se riprendessero vita tante cose e tante persone della cui esistenza ormai quasi dubitavo… Credo che li leggerò con molta calma e attenzione, per vedere se la vecchia me (o meglio la giovane me) ha qualcosa da insegnarmi, come credo. Mi ricordi qualcuno del mio passato, lo sai, vero, amico immaginario?

Poi, volevo anche dirti che mi piace proprio essere vegan. Devo ammettere che settimana scorsa mi sono presa una storta epica a base di mojito (a stomaco vuoto), e per controbilanciarla ho mangiato un panino con arrosto di tacchino… macrobioticamente parlando, lo yang estremo del panino con carne e maionese ha in qualche modo riportato verso l’equilibrio (seppure instabile) la mia lancetta interna, così spostata verso lo yin dall’eccesso di alcol e zucchero. Quindi, ad essere pignoli, non sono vegan. Quindi, se vuoi portarmi a mangiare la carne o il pesce in qualche posticino carino (e possibilmente fresco) potrei anche accettare l’invito!

Mancano 73 giorni alla mia partenza per le Hawaii; mi chiedo se da qui ad allora ti rivedrò, anche solo in un sogno, chi lo sa. Non ho nessun programma particolare, a parte mangiare un sacco di verdura, frutta, cereali integrali, alghe, e tutte quelle cosine che non ti piacciono particolarmente ma che mi fanno sentire tanto, tanto bene… In fondo, quando sarò lì avrò cibo gratis a volontà, ma strettamente vegan! Meglio farci l’abitudine :-) Ho anche in programma di continuare a sudare in palestra con la mia amica, leggere libri con il mio gatto al fresco del ventilatore, dormire parecchio e uscire un po’ di meno. Mi piacerebbe leggere il libro a cui mi hai accennato una volta, sui simboli della spirale e della svastica… o forse mi sono immaginata anche quello?

Poi, nella settimana di ferragosto in cui ho praticamente ferie obbligatorie, credo che andrò a trovare mia nonna in Friuli, anche perché in quei giorni cade il compleanno di mio papà, che ora come sai non c’è più, e credo che mi piacerebbe passare un’oretta in quel cimitero in fondo alla valle, ad ascoltare i grilli e contemplare il cielo azzurro e le montagne.

Stammi bene, amico immaginario, ti penso spesso, sei una persona simpatica e particolare, non riesco ad odiarti nemmeno un po’.

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my life in graphs (2)

martedì 10 giugno '08 at 3:18 pm (books, lyrics, trivial)

Il mio contributo a graphjam.com… LOL ^_^

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luna nuova

lunedì 5 maggio '08 at 1:15 pm (books, full moon, italiano, stars, thoughts, vegan)

Oggi c’è luna nuova.

Mi piacerebbe, stanotte, sdraiarmi in qualche prato a contemplare il cielo stellato, nerissimo proprio per l’assenza della luna, sparpagliare i miei capelli rossi (new!) sull’erba verde, fumare un paio di sigarette e passare il tempo scrutando le costellazioni.

Non c’è bisogno di ripetere che la luna nuova è favorevole ai nuovi inizi, alle nuove iniziative e ai cambiamenti.

L’unico cambiamento che forse vorrei incoraggiare in questo periodo è la mia conversione da semi-vegetariana con una passione per il pesce e cedimenti saltuari a uova e formaggi a totalmente vegan. In effetti, ieri sera ho mangiato della crescenza e mi è venuto un gran mal di pancia. Ci vorrebbe una volontà di ferro, però, se non altro perché dovrei decidermi a cucinare di più, portarmi il mangiare in ufficio e soprattutto riempire un po’ il frigo (al momento contiene: 3 banane, 3 cetrioli, una dozzina di mousse di mele+frutta, un barattolo di miso d’orzo, capperi, senape, salsa di soia, latte di riso, crema di marroni, marmellata di lamponi senza zucchero, pane nero, succo di aloe e una saponetta di Lush; non abbastanza per una dieta variata direi…).

Nessuno vuole essere vegan con me? Questo articolo (“Why vegan?“) è un po’ lungo ma interessante, quindi se non avete un cazz’altro da fare, leggetelo!

And by the way, Annemarie Colbin is a f*cking genius. Ho appena ricevuto l’ultimo suo libro che mi mancava da Amazon, e quella donna ne sa. Leggete “Cibo e guarigione” o – per gli anglofoni – “Food and healing“: è il libro da cui, per me, tutto ha avuto origine. Da tenere sotto il cuscino e assimilare per osmosi!!

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post punk kitchen

martedì 29 aprile '08 at 7:20 pm (books, cooking, daydreaming, girl-powered, italiano, vegan, video)

Sono finalmente riuscita a procurarmi una copia di un libro davvero molto bello di ricette vegan che si intitola “Vegan with a vengeance” (a proposito: c’è anche un gruppo su Flickr che raccoglie le foto delle ricette… yummy!!).

L’autrice di questo libro, Isa Chandra Moskowitz, ha anche autoprodotto un programma televisivo che si chiama “The Post Punk Kitchen“, filmato nella cucina del suo appartamento a Brooklyn; su google video si possono vedere i primi 4 episodi… è fico! Guardatelo!!

Per il mio compleanno (-10gg) sono d’accordo con una mia amica di cucinare qualcosa di particolare a casa sua: ovviamente cercherò di propinarle qualche ricetta vegan (magari proprio da questo libro!) o addirittura un menu macrobiotico che comprenda i cinque sapori: acido, dolce, salato, piccante e amaro.

Nel frattempo, con la sigla di ThePPK che mi ronza in testa, penso a quanto sarebbe fico sminuzzare verdure nella cucina di un ristorante vegetariano – magari dall’altra parte del mondo – invece che starmene qui ad una scrivania. Hurrah produttività!

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Hi, my name is Giulia and I’m a writer

lunedì 21 aprile '08 at 1:08 pm (books, girl-powered, grumpy, italiano, quotes, thoughts, ToDo, writing)

Considerando gli eventi recenti, la pioggia incessante di questi giorni e i vari desideri irrealizzati e forse irrealizzabili, ho deciso di mettermi in pausa per un po’, mettere in un cantuccio le varie attività che sono state predominanti in queste ultime settimane e ricominciare a leggere e scrivere. Leggere, perché è ora di finirlo questo Pendolo di Foucault (e, già che ci sono, intaccare la pila preoccupantemente alta dei “libri nuovi”), e scrivere, perché direi che di materiale ne ho accumulato parecchio, e idee vecchie che prima erano troppo liquide per essere imbrigliate ora forse sono sufficientemente distanti da essere messe a fuoco con il cannocchiale della ragione critica.

Provvidenzialmente, oggi è uscito un nuovo post (Zen Power Writing: 15 Tips on How to Generate Ideas and Write with Ease) su un blog sulla scrittura consigliatomi dall’oracolo. Già il primo punto mi è piaciuto parecchio:

1. Forge your identity. Say, “I am a writer!” Maybe you feel reluctant to say it because you think you’re not good enough? Well, forget about ‘good enough’! A writer writes. Do you write? If yes, then you are a writer. 

Beh, per scrivere scrivo… questo mi rende una scrittrice? Fingerò di essere spocchiosa come non sono e risponderò “sì”.

Holly Golightly: What do you do, anyway?
Paul Varjak: I’m a writer, I guess.
Holly Golightly: You guess? Don’t you know?
Paul Varjak
OK, positive statement. Ringing affirmative. I’m a writer.

Affermativo! Scrivo. E’ una di quelle cose di cui non posso fare a meno. E non ha importanza se scrivo tendenzialmente sempre delle stesse cose… finché ce n’è, perché non sviscerare tutto, ma proprio tutto? 

Solo un po’ mi rincresce per i personaggi ignari dei miei racconti, persone reali sventrate della propria individualità, smembrate e riassemblate in nuovi soggetti irriconoscibili ad un occhio distratto, carne da macello tritata e modellata a mo’ di polpetta, condita con le salse e le spezie che più piacciono a me. D’altra parte, nella vita di tutti i giorni siete voi a stilizzare me, lasciatemi almeno la licenza di stilizzarvi a mia volta nelle pagine che scrivo, che comunque non leggerete mai, da bravi illetterati menefreghisti che siete. 

Perché a leggere o semplicemente ascoltare ci sarebbe parecchio da imparare, a partire dal mio fottutissimo nome!!

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