intellighenzia

lunedì 21 aprile '08 at 6:07 pm (grumpy, italiano, lolcats, thoughts, ToDo, trivial)

I paroloni mi ipnotizzano, mi lambiscono, mi soffocano.

D’ora in poi voglio rifiutarmi categoricamente e coscientemente di usare parole che un bambino delle elementari o la mia vicina di casa ucraina non capirebbero. Non voglio più pronunciare le parole: edule, iconoclastico, tautologico, epistemologia, coprolalia, sincretismo, sinottico, bustrofedico, ontologico, ondivago, epiteto, ieratico, refrattario, ogivale, caustico, scevro, coriaceo, ignavia, archetipico, redarguire, sdilinquire, ferino, fallacia, atarassia, ossimoro, turpiloquio, marcescente, obnubilante, autoctono, dinoccolato.

Voglio parlare come l’uomo della strada e riuscire ugualmente ad esprimere ciò che penso. E, se non ci riesco, voglio semplificare ciò che penso di dover a tutti i costi esprimere.

Oppure, stare zitta!

Come quando Faulkner criticò Hemingway per la sua limitata scelta lessicale:

He has no courage, has never climbed out on a limb… has never used a word where the reader might check his usage by a dictionary.

e lui rispose:

Poor Faulkner. Does he really think big emotions come from big words? He thinks I don’t know the ten-dollar words. I know them all right. But there are older and simpler and better words, and those are the ones I use.

Non è che perché si sa una cosa bisogna per forza dirla. Questo gusto per l’esibizionismo dev’essere sradicato, annientato. Disincentivato. Oserei dire punito.

Vado subito a cancellare la mia iscrizione a “Word of the day“, strumento sovversivo di soggiogamento delle masse intontite e brancolanti, fonte inesauribile di paroloni on demand, razione quotidiana di snobismo intellettuale per noi drogati della carta stampata. La cancello e mi iscrivo a qualcosa di molto più stronzo e terra-terra. Giuro. Cioè, giuro che ci faccio un pensierino, perlomeno…

4 commenti

  1. marcello said,

    di hemingway lessi tempo fa una descrizione che mi sembrò particolarmente calzante su un libro che raccoglieva racconti di cittadini americani (non soldati di carriera) che hanno combattuto nella seconda guerra mondiale: “un borioso e arrogante ubriacone, che raccontava di avventure e tragedie che non poteva mai aver vissuto”…

    hihihihi

    (però “il vecchio e il mare” unico suo libro che abbia mai letto, mi è sembre piaciuto un sacco)

    M

  2. oracolo said,

    Confessa, è colpa di Eco se ti è venuto il rigetto! :-P

    Se le note sono sette perché le parole devono essere tante di più?

    (In realtà faccio finta; ho una passione atavica per la crittografia e le parole oscure, ed i simboli matematici mi sono sempre piaciuti un sacco perché per il non addetto ai lavori sono incomprensibili.

    Però recepisco volentieri la tua osservazione e la terrò presente quando mi verrà voglia di scrivere “prosopopea”.)

  3. munchies said,

    Hahah ma perché mi credete tutti subito?? In realtà è evidente: io adoro i paroloni, le cose complesse, i simboli astrusi e le cose non banali. Altrimenti non avrei fatto matematica con tesi in crittografia e il tag “cryptic” non sarebbe il mio preferito. No?

    Però vorrei solo non irritarmi, non provare proprio un disagio *fisico* in alcune situazioni. Che non specificherò, per non sembrare più stronza di quanto già non sembri :-)

    Ben venga la prosopopea. Ottima parola, oracolo, ben fatto!!

    PS: Ho scoperto, in realtà, che quando sono agitata per cose mondane, leggere una paginetta di Eco mi rilassa.

  4. piccoli drammi quotidiani « //o^_^o\ said,

    […] parlando ancora di paroloni (mamma mia se sono ripetitiva!!): xy: ma non è mica colpa nostra, se siamo feticisti dei […]

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