incipit

domenica 16 marzo '08 at 6:47 pm (books, daydreaming, english, italiano, peanuts, ToDo)

“My desert-island, all time, top five most memorable split-ups, in chronological order:” … così inizia “High Fidelity” di Nick Hornby, che è il libro che sto leggendo adesso. È un incipit curioso e io adoro gli incipit ben riusciti, molto di più di quanto non sopporti i finali mal riusciti.

Raymond Carver diceva che in in letteratura è l’inizio che conquista, ai giorni nostri. Una volta c’erano molti meno libri e la lettura era uno svago per pochi, quindi uno poteva anche permettersi di leggere un libro anche se l’inizio era un po’ lento. Ma adesso, nessuno darebbe volentieri una chance a una cosa che parte in modo traballante e poco convincente. Quanti libri non ho comprato perché sbirciando la prima pagina in libreria mi sono sembrati noiosi, pomposi, troppo costruiti, sforzati, pretenziosi o semplicemente brutti? Beh, parecchi.

Alla fine è così anche nella vita… le cose che iniziano con scarsa motivazione, per inerzia, per noia o anche solo con poco slancio, con qualche reticenza o così, tanto per, di solito danno poca soddisfazione. Possiamo cercare di farcele piacere, ma dentro di noi c’è quel piccolo tarlo che ogni tanto salta fuori e ci ricorda in modo stronzo che in fondo si tratta di un qualcosa di inessenziale. Perché non pretendere di meglio? Magari una volta la gente si faceva meno problemi, o aveva dei problemi più seri tipo “non ho da mangiare”. Ma al giorno d’oggi, la gente privilegiata come me e come voi che leggete questo post non ha la pazienza di aspettare la fine della vita per esprimere un giudizio complessivo (“sì, è iniziata senza gloria né infamia, è proseguita in modo piuttosto piatto, ma ora che ho 80 anni, 10 nipoti e 2 TV sono piuttosto soddisfatto.”)

Invece secondo me le cose che riescono meglio e promettono meglio sono quelle fatte con slancio. Magari un po’ dissonanti, ma necessarie. Inappropriate ma inevitabili. Magari la prima stesura fatta di getto è un po’ grumosa, ruvida, ma è più facile che il tempo riesca a smussare gli angoli piuttosto che riempire i vuoti.

Anche se la vita non è come un videogioco, in cui si può ricominciare da zero ogni volta che si vuole, voglio sperare che ci siano dati un certo numero di incipit, un certo numero di chance. Un numero finito, chiaro, ma almeno maggiore o uguale a… tre, dai.

My desert-island, all time, top five things I’d like to do before I die:

  • avere un figlio
  • vedere l’aurora boreale
  • pubblicare un libro
  • credere di nuovo nell’amore
  • diventare immortale e ritirarmi a vita privata fino alla fine dei tempi

PS: c’era un’altra lista simile ma un po’ più frivola qui.

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