useless knowledge

giovedì 6 marzo '08 at 3:46 pm (caffeine, cryptic, daydreaming, driving, insomnia, italiano, magic, music, quotes, stars, thoughts, travel, trivial)

C’è ancora posto per la poesia in questo mondo.
Si tende sempre a pensare alla poesia come a qualcosa di vetusto, demodé, in rima (baciata, alternata, incrociata o incatenata), come a qualcosa di fuori luogo, che non ha più molto senso ai nostri tempi. Almeno per quanto mi riguarda, non mi sognerei mai di andare ad un evento in cui si declamano poesie. Eppure, ritrovandomici per caso, ho ascoltato rapita le parole non in rima di un ventenne efebico, un po’ algido, così biondo e pallido da parere albino. Private dell’etichetta di “poesia”, queste “spoken words” mi hanno proprio colpita e mi hanno fatto pensare che, sì, forse c’è ancora posto per la poesia in questo mondo.  [Andate alla “open mic night” in questo locale, se vi capita.]

The doors of perception.
Il mondo è senza dubbio un qualcosa di oggettivo, ma il modo in cui lo percepiamo è profondamente soggettivo. Non solo come esseri umani, con tutte le limitazioni del caso, ma anche come esemplari unici della specie umana, con i nostri piccoli ed individualissimi difetti di fabbricazione. Trovo destabilizzante l’idea di non potermi affidare ciecamente alle mie percezioni, in quanto ingannevoli, e allo stesso tempo trovo affascinante il fatto che ognuno di noi abbia un’esperienza della realtà impercettibilmente ma sostanzialmente diversa da ogni altra persona. E’ anche per questo che le droghe psicotrope e psichedeliche mi fanno paura, alla faccia di Aldous Huxley.

Il cuore è ingannevole più di ogni altra cosa e insanabilmente malato; chi lo può conoscere? (Geremia, 17:9)

If the doors of perception were cleansed every thing would appear to man as it is, infinite.
For man has closed himself up, till he sees all things thro’ narrow chinks of his cavern.
William Blake, “The marriage of Heaven and Hell

Il pensier, la dinamite ed il pugnale.
Mi piacciono molto i canti di lotta e i canti popolari in generale. E’ interessante vedere l’uso del linguaggio attraverso i decenni e le correnti storico-politiche; affiorano dei topos (o topoi? “il dizionario è normativo, ma l’uomo è creativo”, mi fa notare qualcuno…) ricorrenti, primo tra tutti “il sol dell’avvenir”. In particolare, nei canti anarchici spunta spesso fuori il pugnale, oltre ai molto più prevedibili piombo, bombe, dinamite, tritolo e bandiere nere. Chissà come mai il pugnale? [Qualche esempio: “Gli anarchici siam noi di Milano“, “Inno individualista“]

«C’est une révolte?» «Non, sire, c’est une révolution»

Feral children.
Così come gli animali domestici assumono comportamenti umani vivendo a stretto contatto con degli umani, allo stesso modo gli esseri umani che passano tanto tempo esclusivamente con animali assumono comportamenti ferini. Questo è particolarmente evidente nel caso di bambini che vengono allevati o semplicemente curati ed accuditi da animali, come ogni tanto si legge nelle pagine di cronaca dei giornali. La domanda che sorge spontanea è: ci sono specie animali più o meno indicate a questo scopo? Non riesco ad immaginare, ad esempio, un bambino allevato dalle martore o dalle donnole, dalle volpi o dai porcospini. Anche la mitologia è piena di storie di bambini allevati da animali, basti pensare a Romolo e Remo. [Se volete approfondire l’argomento, andate a vedere www.feralchildren.com.]

Luna nuova.
Nelle notti senza luna, come si sa, si vedono molte più stelle. Se poi ci si trova nel mezzo della Borgogna, vi assicuro che se ne vedono ancora di più.

Food for thought.
Nutrirsi, da necessità biologica, è diventato una specie di hobby. I pasti sono spesso sacrificabili a favore di altre attività più frivole o ludiche. Conosco pochissime persone che riescono effettivamente a mangiare solo quando hanno fame e in quantità appena sufficienti, accontentandosi di cibi semplici e quindi non cedendo alle tentazioni della gola, anzi, non subendole affatto. Conosco persone che, all’opposto, potrebbero consumare quantità imbarazzanti di determinati cibi e che per le loro scelte alimentari attingono quasi esclusivamente da uno o due macro-gruppi escludendone quasi categoricamente degli altri. In effetti, conosco ben poche persone che non abbiano un qualche tipo di disturbo alimentare, me compresa. Nonostante questo, credo di essere una sostenitrice della qualità piuttosto che della quantità, dei sapori particolari e netti piuttosto che dei miscugli di sapori difficilmente districabili. [E’ per questo che bevo il tè e il caffè senza zucchero, perché altrimenti, appunto, sanno di zucchero, e non di tè o caffè.] Qualcuno potrebbe obiettare: perché limitarsi a mangiare due gustosissimi dolmades quando ne potresti mangiare venti, oppure un piccolo assaggio di pandoro quando potresti mangiarne uno intero? In effetti, non è facile rispondere a questa domanda.

Io non ho paura.
Non bisogna avere paura, nemmeno e forse soprattutto delle parole. La paura ottunde la ragione, offusca il pensiero, distorce le percezioni. Le parole, in fondo, sono solo parole. Una volta abbandonata l’illusione del controllo, la paura svanisce e la debolezza diventa forza. Scartando gli estremi, si scoprono molte gradazioni intermedie. Bisogna avere il coraggio di uscire di casa senza l’ombrello quando piove e non rinunciare solo per paura di bagnarsi.

Never seek to tell thy love
Love that never told could be;
For the gentle wind does move
Silently, invisibly.

I told my love, I told my love,
I told her all my heart,
Trembling, cold, in ghastly fears –
Ah, she doth depart.

Soon as she was gone from me
A traveller came by
Silently, invisibly –
O, was no deny.

— William Blake

4 commenti

  1. marcello said,

    oddio… i canti anarchici…
    mai sentito nulla di più pomposo e presuntuoso e, allo stesso tempo, terribilmente noioso. davvero, ricordo ancora una serata terribile alla scighera, attirato da diversi consigli e suggerimenti sui sedicenti “les anarchistes” (sicuramente scritto male): rinomato gruppo di canto popolar-anarchico. me ne andai alla terza struggente e affettata canzone di un tipo che, con tanto di foulard alla pavarotti, era credibile come anarchico bombarolo quanto il sottoscritto come ballerino di danza classica…

    sono dell’idea che un certo tipo di espressione abbia ormai fatto il suo tempo e che abbia senso essere ricordato solo da un punto di vista storico/linguistico, come espressione di un periodo storico ormai superato. oppure, al massimo, nella voce di qualcuno che l’abbia veramente vissuto.

    Marcello

    p.s. hai linkato due volte “gli anarchici noi siamo di milano” ;)

  2. munchies said,

    Ciao Marcello! Grazie per la correzione… :)
    Infatti, infatti, l’interesse per questi canti è ovviamente puramente storico… ti dico solo che mi sono calata anche i canti delle mondine e dei garibaldini…
    Come ti va??

  3. marcello said,

    sai, almeno nessuno si rivendica di essere più mondina oppure vuole partire alla volta di marsala per riunificare l’italia… ;)

    mah… considerato che vengo da 3 giorni di malattia per dissenteria fulminante direi nel complesso abbastanza bene. nulla di particolare, normale insomma…

    M

  4. marcello said,

    sai, almeno nessuno si rivendica di essere più mondina oppure vuole partire alla volta di marsala per riunificare l’italia… ;)

    mah… considerato che vengo da 3 giorni di malattia per dissenteria fulminante direi nel complesso abbastanza bene. nulla di particolare, normale insomma…

    M

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