cheers, mate

sabato 27 ottobre '07 at 10:55 pm (cryptic, italiano, travel)

Ma come diavolo parlano gli inglesi? Hanno un accento tutto loro, trascinano la fine di certe parole in modo estremamente fastidioso e poi usano delle espressioni veramente assurde come “cheers, mate” (come se cheers e mate da sole già non bastassero).

Insomma, lo scorso weekend sono stata in Inghilterra. Ho fatto un corso molto interessante, ripassato l’accento inglese, mangiato cose piuttosto cattive e malsane (ma anche alcune buone e sane), visitato il British Museum, Harrods e Selfridges nello stesso giorno, comprato tonnellate di supplements da Boots e così via. Non ho fatto un milione di altre cose che avrei tanto voluto fare, tra cui visitare Westminster Abbey e Tate Modern.

Andare a Londra mi ha messo addosso una tristezza infinita, negli attimi di lucidità in cui non ero concentrata ad imparare gli argomenti del corso e in cui non ero ipnotizzata da altre attività compulsive come lo shopping o il sightseeing.

Ho visto una mostra davvero interessante al British Museum, intitolata “Crafting Beauty in Modern Japan“. Era una mostra piccolina, e le opere esposte erano fondamentalmente oggetti artigianali degli ultimi 50 anni o giù di lì, come piatti e vasi di terracotta, scatole di legno laccato e intarsiato, kimono, etc. Tutte cose bellissime!! Io poi, com’è noto, vado pazza per il modernariato e le giapponesate, le cose fatte a mano (e quindi uniche e non in serie) e le stoffe. Leggendo la didascalia di uno di questi oggetti (un piatto di ceramica con dei colori sorprendenti) mi è rimasto impresso questo commento dell’artigiano: “You could say it was a gift of the gods, or just an accident.” Praticamente aveva disposto dei colori in un certo modo, ma dopo due passaggi in forno il risultato era tremendo. Invece di scartare l’oggetto, però,  si è detto: “Perché non tentare un’ultima cottura con una temperatura estrema e vedere cosa succede?” Ne è uscito un piatto con dei colori davvero splendidi e abbaglianti. Un miracolo! Oppure chissà, forse solo un caso fortuito.

Ecco, in quest’ultimo periodo non posso fare a meno di pensare: “Questo forse è un dono del cielo… o forse solo una semplice casualità.” Non è nemmeno una domanda, perché in fondo, che sia l’una o l’altra cosa, non è poi così rilevante. Avrei potuto buttare via tutto e rinunciare, invece ho rimescolato un po’ le carte e guarda un po’ cos’è venuto fuori…

In attesa del prossimo viaggetto (a Londra o altrove), mi leggerò un libro che ho preso oggi, sognando mille avventure squattrinate in giro per il mondo. Il libro è “Un giorno, viaggiando…” di Tony e Maureen Wheeler, i fondatori della Lonely Planet.

Buone letture e buon weekend!

 

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